Intervista con la “Psicologa di bordo”
Valentina Gigante, la psicologa delle crociere: «Aiuto marinai e ufficiali a superare la nostalgia e a risolvere le liti»
La professionista di Marghera si è inventata questo lavoro da zero: «La cosa più delicata è la comunicazione: fra persone di paesi diversi cambia tutto, e si fraintende con facilità. Adoro il mio lavoro, ma quando scendo da una nave ho bisogno di tre giorni tutti per me»
La cosa più delicata è la comunicazione. «L’italiano gesticola molto, verbalmente usa toni piuttosto alti. In altre culture o lingue questo viene visto come un attacco . Il risultato è che si creano molti fraintendimenti e cominciano i problemi». Ed è qui che entra in gioco lei, la psicologa di bordo. Unica nel suo genere, Valentina Gigante abita a Marghera, ma gran parte dei giorni li passa in nave.
«Il mio compito è avere a cura il benessere dell’equipaggio, Se sta bene, rende di più e dura di più nel tempo». Lavora per una importante compagnia di navigazione italo-francese roropax (traghetti) del Mediterraneo, una professione che si è inventata da zero. Nel settore marittimo il turn over è molto spinto, molti parlano solo italiano, ma Gigante parla altre quattro lingue (inglese, spagnolo, portoghese e francese). Con lei lavorano persone dell’est ma anche cubani, equadoregni e filippini. Tutti arrivano da storie diverse, abitudini che spesso non combaciano, modi di fare anche in conflitto tra di loro. Il suo compito è di trovare la «nota» giusta per rendere armoniosa la permanenza in nave. Che poi non è molta, l’equipaggio cambia tutti i giorni, ma tutti stanno lontano da casa un’ottantina di giorni. Anche lei.
«Non mi pesa, mi piace stare in mare, ma quando torno a casa ho bisogno di tre giorni di solitudine per riadattarmi — spiega —. Chi sta a casa non capisce le difficoltà, quando lavori in nave vieni assorbito dal lavoro. Ti alzi all’alba, dormi poco, ci sono i delfini in mare, qua apri la finestra e cosa vedi? Edifici grigi e traffico». Ma nonostante questo è sempre pronta a viaggiare: «Per me stare a bordo è un lavoro non un viaggio, quando sono in mare io sto ferma, è la nave che viaggia per te. Succede che torno e parto subito per altre mete». In due mesi e mezzo a bordo vede quasi 400 persone: «La mia è una figura di fiducia, sono depositaria delle loro confidenze e pensieri». Parla con tutti i membri dell’equipaggio, ufficiali e comandanti, fa incontri singoli ma anche di gruppo, «sono lì per far funzionare e supportare il team di lavoro». «Il principale problema è la lontananza dalla famiglia: la vita in mare rende tutto più difficile, spesso non c’è nemmeno la possibilità di fare una videochiamata». Ma si rapporta costantemente con la compagnia per monitorare la situazione dell’equipaggio.
«La difficoltà maggiore per ognuno è di trovare qualcuno di fidato a bordo con cui confrontarsi, parlare, sfogarsi. Non si ha tempo per coltivare le relazioni, la testa ce l’hai sempre sul lavoro. Hanno lingue, modi e abitudini diverse, ogni piccola cosa, anche una semplice parola o un gesto può accendere la miccia — dice — In nave la comunicazione è veloce come se parlassi alla radio, non si deve dire troppo e perdere tempo. Ed ecco che alla lunga ti indurisci». Poi c’è il rumore continuo del motore: «Un’interferenza che ti stanca, così come il movimento continuo che ti stressa, e le condizioni metereologiche avverse che ti mettono in difficoltà». Anche perché, pare impossibile, a Valentina molti dicono di soffrire il mal di mare: ma se non hai soldi, hai genitori malati e non studi, imbarcarsi in nave è una delle cose che puoi fare. «E’ una vita logorante, se non tengo conto di tutti questi fattori il rischio è di lasciarsi esaurire — racconta — Quando scendo e torno a casa ho dimenticato tutto quello che ho vissuto a bordo, probabilmente è un meccanismo di protezione». L’essere donna non è stata una difficoltà in più: «Anche se nel mondo marittimo le donne continuano ad avere alcune difficoltà, però le cose stanno cambiando, la figura dello psicologo è è notoriamente femminile, e questo ha aiutato».
Faceva la export manager, nonostante la laurea in psicologia, ha girato il mondo per lavoro, 4 anni fa la scelta di cambiare vita.
«Lo rifarei. Non ho problemi a stare lontano da casa. Sono riuscita a costruirmi una professionalità mirata creando una nuova specializzazione. Nelle navi non esiste ancora una figura così, ma è chiaro che per la compagnia è un vantaggio per migliorare l’esperienza dei passeggeri e la qualità della vita del personale. Se le sfide non mi piacessero non sarei qua». Nel tempo libero fa la speaker a Radio Base, «La psicologa di bordo», naturalmente il titolo del programma. La cosa più bella? «E’ come vivere due vite, quella di mare e quella di terra». La più brutta: «La percezione del tempo distorta: a bordo si cristallizza, a casa ti accorgi che è passato veloce».





